Suoni del cuore

Mi piace… – di Chiara Bonechi

Mi piace ascoltare la musica degli Abba che mi risveglia emozioni di donna giovane e mi fa venire voglia di  ballare.

Mi piace il brusio delle voci in teatro, quando allenta per finire piano piano e lasciare spazio al silenzio, prima dell’inizio di uno spettacolo; è l’attimo in cui l’emozione fa battere il cuore.

Ricordo e rivivo per qualche istante il rumore ritmico del neonato che succhia al seno materno, il suo riprendere fiato dopo la fatica e poi ancora quel succhiare, mi piace.

E il rumore leggero della chiave nella porta che annuncia il rientro di mio marito.

Mi piace quando, insieme a lui, alla finestra, tendo l’orecchio al rombo del motore dell’auto dei nostri figli che arrivano per cena, lo riconosciamo, posso correre a buttare la pasta ed è sempre una festa!

Mi piace lo squillo del telefono e riconoscere una voce amica, le chiacchiere che corrono da un capo all’altro della cornetta e spaziano leggere, fanno volare il tempo.

Cieli di marzo

Mi piace – di Nadia Peruzzi

Mi piace il tepore di questi giorni che ancora non sa farsi primavera.

Mi piace quando si fa torpore nel pomeriggio e te lo senti dentro, te lo porti addosso e sa di risveglio dei sensi, della natura e vive di opposti.

E’ accenno di cambiamento, non ancora il brivido adrenalinico che traghetta verso l’estate. Siamo in una terra di mezzo, con la primavera che ha voglia di tornare.Sembra che tutto sia appeso ad un filo sbarazzino che si diverte ad andare avanti e indietro quasi ogni giorno.

Mi piacciono i cieli. Mossi, vivi, contrastati e mai uguali a se stessi. Nuvole che si rincorrono con colori dal grigio gonfio di pioggia al bianco meringato con arabeschi di zucchero filato, che spesso si accendono in tramonti infuocati.

Vivi momenti cupi e venati di tristezza nelle corde più intime per i tanti mi piace che vorresti dire a chi non puo’ più ascoltare.

Li combatti inseguendo il profumo del  tempo nuovo che si prepara.

Mi piace

MI PIACE… – di Rossella Gallori

disegno di Emma

Mi piace stare sola, con un silenzio di musica a tutto volume.

Mi piace il rumore del mio profumo quando lo uso e un po’ mi cancello, mi travesto.

Mi piace il buio di casa mia, quando è quasi  notte e forse ce l’ ho fatta.

Mi piace sapere dove sei, cosa indossi e perché, pensare a dove vivi

MI PIACE camminare senza orario, con i miei braccialetti che fanno rumore.

Mi piace se mi chiedi come sto senza dirmi come stai.

Mi piace un regalo improvviso : una tazza, una chicca,  un cuore di vetro e tu che dici spero che non si rompa.

….e poi e poi…gli orecchini sono per te…ti porto una cosina…ho fatto un disegno ti somiglia….e poi il gatto che sgranocchia i croccantini  e poi un po’ di  più “ROSY NON PIANGERE

….MI PIACE sentire i passi di quelli di sopra…ascoltare il Silenzio e l’Inno di Mameli.

MI PIACE immaginare  la tua buonanotte anche se sei solo un volto simile al mio, incorniciato d’argento….

Mi piace…mi piace…mi piace…se mi chiedi cosa ho scritto, per non dirtelo e poi leggertelo piano piano…

Ticchettio di pioggia

Il ticchettìo della pioggia sul tetto – di Sandra Conticini

Il  ticchettio della pioggia che si sente quando siamo fermi in macchina mi è sempre piaciuto. Il rumore cadenzato e lento di una goccia dopo l’altra che con il passare dei minuti aumenta di intensità, poi, di nuovo il diradarsi delle gocce fino a smettere, mi fa rilassare.

La stessa sensazione la provavo in tenda, ma avevo terrore dei temporali. Ricordo quella volta che ero al mare in Maremma, in una tenda a casetta io e mia figlia, ancora piccola. Le previsioni non erano buone, tirava un vento che non faceva sperare bene. Ad ogni folata la tenda si gonfiava e gli aghi di pino scivolavano sopra come volessero carezzarla. Io mi assopivo un po’,  ma poi mi risvegliavo per la paura che arrivasse il temporale.

Infatti le prime gocce arrivarono, poi  aumentarono, aumentarono, aumentarono, ed arrivarono anche i lampi che illuminavano il cielo a giorno, poi tuoni fortissimi. Io dalla paura mi tappavo le orecchie, ero come pietrificata. Mi rannicchiai vicino a lei, perchè mi dava forza e al tempo stesso pensavo di poterla proteggere.  Ogni tanto accendevo la pila e controllavo che non entrasse l’acqua. Mi sembrava che il tempo si fosse fermato e  speravo che arrivasse presto il giorno , perchè con la luce i problemi si affrontano meglio. Dopo, non saprei dire quanto, smise di grandinare e piano piano la pioggia si calmò  ed io riuscì ad addormentarmi.

La mattina quando uscimmo dalla tenda mia figlia disse: – Mamma, ma stanotte è piovuto!!!

Sì un pochino!!!

Musica di Mi piace

Mi piace….. – di Anna Meli

            Mi piace il tramonto delle fredde giornate invernali quando il vento soffia sibilando e pulisce l’aria, scompiglia e carezza i germogli del grano proseguendo nella sua folle corsa senza meta….a raffiche e scrive una musica tutta sua.

            Mi piace sentirlo nei capelli scomposti e sul viso come rude e frizzante carezza.

            Mi piace il gelido sole rossastro che si inabissa fra i monti tuffandosi in un mare grigio-azzurro.

            Mi piace il cra-cra delle gazze, il latrato lontano di un cane che chiede attenzione, le voci confuse, il fruscio delle fronde degli alberi e ancora il vento che canta parole sconosciute mischiando ogni suono, ogni rumore.

            E mi sento in pace mentre inconsapevolmente sussurro: mi piace, mi piace……

Mi piace

Proprio questo mi piace – di Roberta Morandi

Mi piace il risveglio della mattina e non avere fretta! 
Stare lì al calduccio, mentre la strada fuori si sveglia e si attiva: il lieve cinguettio degli uccelli, quasi a chiamarsi l’un l’altro per l’arrivo di un nuovo giorno, i passi di corsa dei bambini che si affrettano per andare a scuola, la moto del vicino che sbuffa e non si mette in moto, i muratori che arrivano e cominciano a parlottare a voce alta, il cigolio delle persiane che si aprono come uno sbadiglio per far uscire il sonno dalle stanze…

E il profumo del caffè che sale su per le scale e mi viene a trovare nella tazzina.
Lo bevo con Paolo.
Sì proprio questo mi piace.

Passi nella faggeta

CAMMINARE IN INVERNO NELLA FAGGETA – di Elisabetta Brunelleschi

Il vento mugghia mentre attraversa il crinale e muove i rami spogli dei faggi.

Cessa il vento e il silenzio è interrotto da tanti piedi che calpestano le foglie secche ammucchiate sul terreno e sotto il peso delle scarpe scricchiolano e si sbriciolano.

Andiamo avanti coi nostri passi stringendo più forte sciarpe e cappelli.

Ecco che il vento riprende impetuoso e spazza le foglie accartocciate che leste rotolano sul sentiero con fremiti leggeri.

Incantesimo di silenzio

Mi piace il silenzio – di Stefania Bonanni

Mi piace il silenzio. Quando segna il tempo dei rumori. Che si affastellerebbero inutili scavalcandosi a forza di strilli,  strepiti, clacson, motori, voci che escono da televisori e si parlano addosso, e che nessuno ascolta davvero per tutto il tempo in cui gli apparecchi rimangono accesi. Sono ricoperti i pavimenti delle nostre stanze di parole dette e non ascoltate, rotolate negli angoli a formare mucchietti polverosi di rumori inutili.

Mi piace il momento in cui si sceglie il silenzio. Si stacca la spina. Allora scende e copre, apre la mente, fa spazio a preghiere e ringraziamenti, e ci rende capaci di accogliere di nuovo il rumore, di salire ancora sulla giostra.

Mi piace ricordare, la mattina, che è stato il silenzio a svegliarmi. Il silenzio di fuori. Non passavano auto, non cantava il merlo,  Non c’era vento a scompigliare cipressi e spazzare l’asfalto, non c’era pioggia ticchettante sui tetti, nessuna voce. Un momento sospeso. Tutto fermo. Magari è stato solo un attimo, ma in quell’attimo l’incantesimo è avvenuto. La magia ha posato trina  bianca sulle siepi, sugli alberi, sul ciglio della strada, sulle case. Come un ricamo raro e prezioso, come un rigo di trucco sotto gli occhi, come un’occasione. Di silenzio.

Il rumore del “Mi piace”

Le manine del risveglio – di Mimma Caravaggi

Ero capace di svegliarmi pur dormendo profondamente solo a sentire una piccola mano posarsi addosso senza creare nessun rumore.

La sensazione che qualcuno fosse nelle vicinanze mentre dormivo risvegliava in me qualcosa di atavico non descrivibile. Iniziavo a muovermi trascinando il lenzuolo, accartocciandolo sui piedi, tirandolo  da un’unica parte, lasciando il fianco  libero e al freddo.

Se questa piccola mano si ritraeva tornavo beatamente a dormire tranquilla per riagitarmi subito non appena si riavvicinava al mio corpo, che sembrava quasi percepire una musica leggera che lo faceva muovere tra strascichii di lenzuola mosse, rivoltate, ammucchiate, e mentre il corpo sembrava prendere vita la mente restava intorpidita dal sonno  e si rifiutava di svegliarsi completamente.

Quando infine le manine diventavano quattro e si appoggiavano direttamente su di me allora i movimenti si facevano più intensi seguiti da strilli acuti e rabbiosi seguiti da risate e corse intorno al mio letto delle mie piccole sorelle che avevano raggiunto il loro scopo: svegliarmi senza trillii di sveglie anonimi ma con strilli e risate.

Il rumore di “Mi piace”

Mi piace – di Gabriella Crisafulli

In questi giorni mi piace l’aria che suona in maniera diversa. Apro le finestre e dal giardino mi vengono incontro il verso degli uccelli e il frullare delle ali di due tortore, poggiate sul secchio pieno d’acqua dove si sono fermate a bere, che si allontanano veloci. Mi piace lo schiocchiare dei legni che giunge dai giardini vicini dove fervono i lavori dopo il silenzio dell’inverno. Mi piace mia nipote che quando mi vede arrivare lascia cadere gli stivaletti a terra con un tonfo e mi porge i suoi piedi di burro e miele perché glieli massaggi e solletichi e morda per finta. Mi piace la musica jazz che mi avvolge in un locale di Ballarò e il fruscio del sipario che si apre mentre il mio respiro tace nell’attesa. Mi piace lo schiumare del caffè che viene fuori nella moka e il filo continuo del silenzio della mia casa: dopo averlo patito, adesso è un basso continuo che mi accompagna in una nuova vita.

Quadro

Quadretto di Primavera – di Luca Di Volo

Petali carnosi d’Ibiscus appena sbocciati, garrire di rondini in volo radente, ovunque profumo che uno zefiro amoroso portato da terre lontane.

Ronzano api operose danzanti come gli agnellini appena nati. Un grande e verde prato, pascolatore di cavalli ..battito di zoccoli ritmato dal desiderio di vita.

Giovani e fanciulle inghirlandati che battono agile il piede vestiti di veli leggeri danzano senza musica d’uomo: solo stormire di fronde, ronzio di api in sottofondo e tamburo di zoccoli ..

Un boschetto di meli ombreggia un ruscello: e anche da qui si insinua un canto dall’acqua che scorre..Tutto è grande orchestra che produce potente sinfonia, cori angelici e tamburi infernali..

E i giovani al centro che danzano, danzano, danzano..finché sorgono gli astri con la bella Luna..

Un filo di vento

Vita – di Luca Di Volo

Stava per morire….e lo sapeva. Come tutti quelli che silenziosamente si aggiravano nella stanza. Medici silenziosi controllavano una flebo, aggiustavano un catetere, e poi si allontanavano senza parole.

All’esterno, nel vasto corridoio parenti ed amici scuotevano la testa, allargavano le braccia: si udivano i soliti mormorii “La scienza medica ha i suoi limiti…non si può fare di più…” E se ne andavano dondolando il capo.

Ora la stanza è vuota, il morente si è appena un po’ appisolato. Dalla finestra socchiusa s’insinua un refolo profumato di vento, si avvolge e circonda il malato, due volte, tre volte…tanto quanto basta per aspirare gli umori e le cose cattive…poi si allontana per depositarle dove non possano nuocere.

Passano tre ore. Perplessi dal silenzio prolungato due infermieri entrano nella camera e vedono il moribondo seduto sul letto che li apostrofa: ”Ho fame..portatemi una bistecca!”…

Un putiferio, arriva di corsa il primario, tutti gli assistenti ossequiosi con sgomento non possono far altro che constatare che quello che doveva spirare era in perfetta salute…gli esami obiettivi e strumentali non lasciavano dubbi.

E fu una corsa di dotte e lunghe disquisizioni, pomposi articoli pieni di dottrina..alla fine fu trovata una diagnosi, che tradotta in volgare suonava come un ”Boh!!” …..solo detto meglio.

Ma a nessuno venne in mente la verità: che a guarirlo era stata la Primavera..nient’altro che la Primavera..

Aria di primavera

Aria di primavera – di Carla Faggi

Mi piace il suono dell’aria in primavera.

La mia casa è molto ventosa,vuuuh…uuuh…etcì etcì, è arrivato il polline! Pirulì pirulà piripiropirulì,  i merli già sono alla ricerca di un amore e cantano in versi; oak oak, i caprioli si chiamano, è primavera.

I rumori lontani dell’autostrada che arrivano dalla valle in inverno sono molto più nitidi, ora si sente solo un frastuono indistinto.

Il sole sui fiori crea vibrazioni canterine che assieme al suono del vento sulle foglie formano concerto.

Già arrivano le lucertole, sono abitudinarie, abitano sempre gli stessi luoghi. Posso cominciare a chiamarle per nome quando le sento frusciare tra i sassi. Gigi, il gatto, già è in agguato, si gonfia, attacca, struff sruff…io faccio il tifo per le lucertole…

Passi di primavera

Passi di primavera – di Gabriella Crisafulli

La Primavera scivola lungo la schiena come un brivido. 

Il risveglio dal letargo risuona con la luce che apre il giorno e si attarda sempre più nel pomeriggio.

Il sole avanza alla conquista del giardino e lo guadagna centimetro per centimetro: arriva fino al balcone rimasto in ombra per mesi.

Mi affaccio a questa gioia bambina, dimentico lo spazio, il tempo e godo dei raggi che mi catturano.

Cammino per le strade leggera mentre un calore di fiamma mi fa sentire donna.

Crollo nel camino

Legna che brucia – M. Laura Tripodi

Atmosfera fumosa in una vecchia stanza, di un vecchio casolare, di un vecchio paese.

Su una poltrona malmessa un vecchio sta fumando la pipa. Il camino è acceso e l’atmosfera è impregnata da un buon odore di legna bruciata. 

Il vecchio respira piano. Ha gli occhi chiusi e sembra godere immensamente di quel momento di silenzio e solitudine. C’è solo lo scoppiettio del fuoco a cullarlo nel suo ricordo di profumo antico di rose antiche.

Ogni tanto si avvicina al fuoco, come per accarezzarlo, quasi a cercare il contatto con un amico. Prende le molle, fruga nella fiamma, la ravviva. Poi si appoggia nuovamente allo schienale della poltrona.

Quando il sonno lo vince, in quella soglia che non è   più realtà e non è ancora sogno, un rumore precipitoso lo fa sobbalzare. Il ceppo si è rotto in due sprizzando mille scintille e giace moribondo ai lati degli alari.

Sorridendo il vecchio si alza e con indulgenza raduna le braci.

Scrivere è….

Vestire un pensiero, riconoscere ad uno ad uno i sentimenti, nell’attimo in cui sparirebbero, se nessuno ne scrivesse. (Stefania Bonanni)

Scrivere è fissare per l’eternità un pensiero, un’emozione perchè rimanga nel mondo e non se ne voli via nel vento. (M.Laura Tripodi)

Ricercare dentro, rielaborare, tirare fuori eventi e sentimenti mai detti. Lasciare testimonianze personali  per non  dimenticare, far rivivere i fatti.  (Sandra Conticini)

Tradurre con segni significanti idee, immagini, sentimenti. Portati fuori, lasciati lì: oggetti scolpiti sul foglio. E se qualcuno li leggesse? (Elisabetta Brunelleschi)

Scrivo …perché……per riuscire ad essere quel che volevo, rivivo ciò che ho perso, resuscito chi è morto, uccido chi è vivo. (Rossella Gallori)

(La scrittura) È amica, apre cassetti nascosti e fa volare. Sfuma dolori in brezze di aria fresca. Spinge verso nuove eccitanti sfide. (Nadia Peruzzi)